La storia della Parrocchia del Ciarnin

LA LOCALITA FORNACI E CIARNIN

Fra le parrocchie di più recente costituzione nella Diocesi di Senigallia abbiamo questa, sulla strada statale n.16 verso Ancona, in località Fornaci, ma più conosciuta come Ciarnin.

Fino al 1958 i fedeli di questa zona appartenevano alla parrocchia di S. Maria ad Nives, detta anche del Portone, ma la distanza dalla chiesa impediva ai più di essere assidui alle sacre funzioni.

Si suppliva con chiesette rurali, dove un cappellano celebrava la Messa nei giorni festivi.

Ne ricordiamo due:

  • la chiesetta sussidiaria della Gabriella, dedicata a S. Nicola da Tolentino e appartenente alla famiglia dei Marchesi Baviera, ma edificata prima del 1682 da Gabrielle Gabrielli. Questa chiesetta è più a monte e serve ancora da sussidio alla nuova chiesa.
  • la chiesa rurale del Cavallo, dedicata a S. Bartolomeo, appartenente alla Casa Cavalli fin dal 1734, ricostruita nel 1796.
EREZIONE DELLA NUOVA PARROCCHIA

In tempi moderni il luogo vide un aumento di popolazione tutt'ora in atto, specialmente per lo sviluppo del turismo.

Nei mesi d'estate molti bagnanti popolavano il Ciarnin ed erano desiderosi di santificare la festa.

Fu così che il vescovo di Senigallia, Mons. Umberto Ravetta, decise di istituire questa parrocchia.

La località veniva detta «Fornaci» dal nome di un edificio ivi esistente, di proprietà del Demanio, che fu poi comprato dalla parrocchia stessa per farne un asilo e una colonia marina; perciò quel nome fu dimenticato a favore di un altro detto «Ciarnin».

L'origine di questo nome dialettale deriva molto probabilmente dalla promessa dei clienti di una vecchia osteria sita in quel luogo, che nell'accomiatarsi esprimevano il loro gradimento per la buona tavola e il buon vino, assicurando: «ci arnin» - ossia: «ci ritorniamo».

La Bolla Vescovile di erezione della Parrocchia è del 4 agosto 1958.

Gli abitanti del luogo erano in tale data circa 600, divisi in 120 famiglie, ma nel periodo da giugno a settembre questo numero cresce in modo eccezionale.

Patrono è S. Pio X unitamente alla Madonna della Strada - devozione iniziata con D. Remolo Farinelli che notò la pericolosità della strada statale in questa località.

I confini furono stabiliti a nord dal mare, a est dal Rio delle Fornaci (aldilà del quale comincia la parrocchia di S. Antonio della Marzocca) e dalle vie Gabella e Ferriere; a sud, dalle vie di Morignano, Montalbino e Cavallo, fino a Villa Morpurgo; a ovest, dal Canale delle Portello, fino a Via del Cavallo.

Questa divisione ebbe vigore «a die currentis anni 1958».

Come tributo alla parrocchia matrice del Portone, il parroco del Ciarnin era tenuto ogni anno a presenziare alla messa solenne nella festa di S. Maria ad Nives, mentre il parroco del Portone avrebbe celebrato al Ciarnin per la festa di S. Pio X.

(Vedi Bolla di erezione della Parrocchia: Allegato n. 1).

 

IL PRIMO PARROCO

II primo parroco fu D. Remolo Farinelli, nominato il 1° maggio 1959.

Non esistevano ancora nè la chiesa nè la canonica, che furono costruite ex novo con un contributo governativo e con molte offerte dei fedeli.

Finché non fu terminata la canonica, D. Romolo abitò nella casa di un contadino e celebrò la Messa in un locale della Colonia Miliani.

Questo sacerdote, attivissimo (era nato nel 1926 ed aveva solo 33 anni quando cominciò ad esercitare il suo ministero al Ciarnin) realizzò imprese grandiose con alterni risultati economici e per questo subì anche critiche perchè troppo teso alle cose materiali, ma bisogna ricordare che in quanto a cose spirituali, da giugno a settembre, quando il Ciarnin era gremito di bagnanti, D. Remolo provvedeva alla celebrazione di ben DIECI MESSE fra il sabato e la domenica.

Dalle sue carte parrocchiali si è ritrovato l'elenco degli orari e cioè tre Messe al sabato sera: alla parrocchiale, al Camping Domus e al Camping Holiday.
Tre la domenica mattina: due alla parrocchiale e una alla chiesetta sussidiaria della Gabriella.
Quattro al pomeriggio: alle 18,30 alla parrocchiale, e poi fino alle 20,30 ai Camping Verde Mare, alla Spiaggia di Velluto e all'Albergo Liana).

Don Romolo svolse un ministero estenuante che richiese una grande energia senza risparmio.

Don Romolo lo continuò per 22 anni, fino alla morte immatura che lo colse a 56 anni in un tragico incidente stradale il 30 novembre 1981.

INIZIO DEI LAVORI DEL NUOVO COMPLESSO PARROCCHIALE

La prima pietra della nuova chiesa fu posta il 7 giugno 1959, con grande solennità ed esultanza dei parrocchiani in festa.

Il vescovo mons. Ravetta fece distribuire un ricordo a stampa di questo avvenimento.
Esprimeva la sua commozione dicendo che tra le consolazioni di un vescovo, quella di poter dare alle anime un sacerdote, erigendo una nuova parrocchia, è certo la più cara e la più preziosa e che questo giorno memorabile avverava il suo desiderio proprio nell'anno del suo cinquantesimo di sacerdozio

Il parroco P. Enrico Berretta (il IV parroco del Ciarnin), scriveva spesso sulla Voce Misena e ricordava con affetto il vescovo e il parroco che fondarono la chiesa: diceva che «... è stato il vescovo Umberto Ravetta ad avere l'ispirazione di dedicare la nuova parrocchia a S. Pio X, papa dell'Eucarestia ed un santo dei nostri giorni.

Papa Giovanni XXIII donò una reliquia di S. Pio X - portata a Senigallia dal Card. Piazza - per il cinquantesimo del vescovo Ravetta.

Il 13 luglio 1959 dopo il solenne pontificale in Duomo, la reliquia fu consegnata a don Romolo e a tre rappresentanti della comunità: Vincenzo Mazzarini, Dario Servadio e Luigi Sebastianelli.

Fu depositata nella chiesetta della Gabriella, perché la parrocchiale non era ancora ultimata; il prezioso reliquiario fu portato nella nuova chiesa il 17 dicembre dello stesso anno, di sera, con lunga e festante processione.

La processione era rischiarata dalle fiaccole dei fedeli; falò di gioia si accendevano nei prati lungo la strada. E qui don Enrico ricorda che mons. Sarto, non ancora papa, passò col treno per andare a Loreto proprio rasento al luogo dove sarebbe poi sorta la sua chiesa.

Chissà se notò la bellezza di quei prati allora solitari e tanto vicini al mare!

Non poteva certo immaginare che lì sarebbe sorta una chiesa dedicata a lui.

La chiesa fu terminata in sei mesi: il 13 dicembre 1959 si ebbe la benedizione della chiesa e la consacrazione dell'altare maggiore.

Riportiamo in allegato 4 il testo della pergamena racchiusa nel sepolcreto dell'altare maggiore.

La chiesa ha una sola navata ed è abbastanza grande per il numero dei fedeli, come dice la perizia dell'ing. Terenzi: circa 300 mq.

È di stile moderno ma dignitosamente sobria (il rosone e le lesene fanno ricordare in certo modo lo stile romanico).

C'è un solo altare e 20 panche per i fedeli.

La canonica ha due piani con otto camere; comunica con l'ufficio parrocchiale che a sua volta comunica colla sagrestia e con la Chiesa.

L'edificio delle attività pastorali comprende 12 vani; c'è poi il campanile e il battistero ottagonale, fuori della chiesa, come nel medioevo.

Per il campanile c'è da ricordare la pietosa storia della prima campana, donata dalla Sig.ra Gisela Kunkler in ricordo di suo marito Klaus, perito tragicamente sulla strada statale 16, mentre erano in viaggio di nozze in Italia e, in particolare, d'affari al Ciarnin (Klaus era un direttore turistico alla ricerca di luoghi di villeggiatura per i suoi connazionali).

Da qui è nata anche la devozione di Don Romolo verso la SS. Vergine sotto il titolo: «Madonna della Strada».

Questo argomento della prima Campana è stato pubblicato su Famiglia Cristiana.

Poi vennero le altre campane.

Il complesso campanario fu inaugurato e benedetto il 18 gennaio 1962.

In Allegato n. 5 riportiamo le quattro belle iscrizioni incise nelle singole campane.

La dote della parrocchia era costituita da un piccolo terreno di neanche un ettaro e da tre appartamenti da affittare.

Con questi pochi mezzi, Don Romolo iniziò la sua gigantesca impresa la costruzione e l'organizzazione delle opere pastorali e delle colonie estive.

Nel 1962 si adoperò per acquistare dal Demanio l'ex caserma Fornaci, l'ebbe per 2.400.000 lire e l'usò per costruire un asilo infantile e una colonia marina.

Nella relazione della visita Pastorale nel 1982 sono elencate tutte le opere che questo prete di talento costruttivo aveva saputo realizzare; alcuni lo criticavano, come già detto, per il tempo che dedicava alle pratiche amministrative, ma intanto egli otteneva di poter assistere attualmente gli ospiti della stagione estiva; nello stesso tempo dava lavoro a parecchi abitanti del luogo, mentre anche gli altri, più o meno indirettamente, beneficiavano della situazione e delle attività da lui istituite.

LE ATTIVITÀ E LE OPERE DI DON ROMOLO FARINELLI

Don Romolo Farinelli ebbe la grande benemerenza di aver portato a termine il vasto complesso Parrocchiale (Chiesa-Canonica-Locali Pastorali) e di aver promosso molteplici attività sociali tra cui ricordiamo in particolare le Colonie e i Campeggi.

Le colonie e i campeggi diretti da D. Romolo furono 4:

  • Colonia Miliani, con 15 signorine sorveglianti e 10 inservienti. (Alcuni mobili e oggetti erano prestati dalla Colonia del Seminario, ma tutto il resto fu comprato e procurato da D. Romolo e gli apparteneva personalmente).
  • Camping o Campeggio Domus, con 26 roulottes e tutto l'altro materiale necessario. Ogni cosa era stata procurata da D. Romolo e gli apparteneva.
  • Soggiorno Stranieri, per la maggior parte austriaci, con la direttrice e il sacerdote parimenti austriaci; quest'istituzione era tanto apprezzata che anche dopo la morte di D. Romolo giunsero dall'estero un gran numero di domande perché fosse conservata e continuata.
  • Centro Vacanze: assistenza diurna a ragazzi di altri paesi venuti alla spiaggia del Ciarnin

D. Romolo realizzava ogni anno uno spettacoloso presepio del valore di parecchi milioni, ed era allestito ogni anno con particolari inediti cosicchè migliaia di persone lo visitavano (pagando il biglietto).

Questo presepio era costruito e gestito con la collaborazione del Gruppo Giovani della parrocchia, sotto la responsabilità di un valido collaboratore del parroco: il sig. Otello Cav. Santelli, esperto in ogni genere di organizzazione e amministrazione.

La Gestione Presepi aveva altre due iniziative che attiravano visitatori: una Mostra Presepi interessantissima, giunta ad una ottantina di esemplari; presepi di varie epoche e stili e una collezione di francobolli di vari Stati sul tema del presepio.

Il tutto era valutato, nel 1981, del valore di 22 milioni.

(Vedi appendice n. 6).

La vita parrocchiale era organizzata altrettanto bene:

  • un solido e attivo Consiglio Pastorale di 15 unità, presieduto da Otello Santelli;
  • un Gruppo Corale conosciuto anche fuori della Diocesi (15 elementi);
  • un gruppo di 10 Chierichetti;
  • un Centro Ricreativo per i giovani, sistemato in un locale-mansarda con baretto, ping-pong, stereo e biliardo;
  • Ritiri di Perseveranza per gli uomini, con confessione e comunione, ogni seconda domenica del mese.

Nel 1978 vi furono le Missioni, coll'esposizione della Madonna della Speranza, venuta dal Duomo.

Don Romolo sosteneva da solo tutte queste attività, col valido del Consiglio Pastorale, per la parte amministrativa; ma d'estate, quando c'erano moltissimi bagnanti, alla cura delle anime collaboravano fraternamente, D. Pietro Sallei, parroco di Montignano e D. Adelelmo Santini, parroco di S. Silvestro

Inoltre don Romolo aveva in programma altri lavori richiesti per allargare e sistemare il piazzale della Chiesa; la corte della Canonica e dei Locali Pastorali, il Campo Sportivo e la sovraelevazione dell'edificio per le attività parrocchiali.

LA MORTE DI DON ROMOLO FARINELLI

Dopo aver portato la Parrocchia al massimo splendore, all'improvviso Don Romolo trovò tragica morte in un terribile incidente stradale: fu travolto da un camion, mentre camminava verso la Chiesa a fianco di Mons. Mencucci, per individuare un terreno limitrofo per allargare a sinistra della Chiesa, il piazzale, perché quello esistente sarebbe stato espropriato dall'ANAS per evitare le due pericolose curve, chiamate il «Serpentino della morte», che si snodavano davanti alla Chiesa; era il 30 Novembre 1981.

Il funerale fu solenne, affollatissimo e oltremodo commovente. I giovani della Gestione presepi stabilirono di usare parte dell'incasso presepio 1981 (che fu poi di 4 milioni), per erigere un busto in memoria di Don Romolo.

Nel giorno Trigesimo della sua morte venne pubblicato un Foglio - Ricordo con le più belle testimonianze di affetto, di ammirazione e di gratitudine a questo Sacerdote: lo riportiamo parzialmente perché rimanga nella Parrocchia di S. Pio X la perpetua e grata memoria del suo fondatore:

IN MEMORIAM
Don Romolo Farinelli
Nato a Montemarciano 1'8-2-1926
Ordinato Sacerdote il 10-3-1951
Parroco del Ciarnin dal l-V-1959
Perito in un tragico investimento stradale il 30-XI-1981

La mamma, la Parrocchia l'unanime compianto del Presbiterio e degli amici lo ricordano nel XXX della sua morte.

TESTIMONIANZE

Le mie azioni potevano apparire più limpide, ma di fronte a Dio ho avuto delle buone intenzioni e se qualche volta ho sbagliato è stato proprio per avere voluto bene al prossimo e questo per amore di Dio. Ho cercato di restare staccato dagli interessi umani, anche se per vari motivi ho dovuto lavorarci in mezzo. Nelle attività ho cercato di vedere Dio, in qualsiasi azione umana ed ho cercato di portare a Dio coloro che mi hanno avvicinato.
Dal Testamento di Don Romolo

* *

Due volte ho offerto al Signore il mio unico figlio: la prima quando ha scelto il sacerdozio e per tanti anni sono stata vedova e sola; la seconda il 30 novembre scorso, quando la morte me lo ha rapito in modo così improvviso: mi sono sentita come Maria Santissima ai piedi della Croce.
La mia sola speranza mi sostiene: che dopo il Venerdì Santo sorgerà l'alba della Resurrezione.
La mamma

* *

Grande è il nostro dolore per la morte di Don Romolo, ancora nelle pienezza delle sue energie e impegnato senza tregua e nel suo ministero...

* *

... nato il suo «Ciarnin», la comunità parrocchiale di San Pio X, per la quale si è speso dal 1959 ad oggi. Ne fu il primo Parroco e il fondatore, su invito del Vescovo Mons. Ravetta di felice memoria.
Vi arrivò quando non vi era né chiesa, né casa, né opere parrocchiali; prese alloggio in una casa colonica; lascia un magnifico complesso parrocchiale.
Ha cementato una comunità da buon pastore; conoscendo uno per uno, vicino sempre a ciascuno in occasioni liete e tristi, sensibile e coinvolto in ogni iniziativa di promozione, spesso anzi promotore.

Dalla Omelia funebre di Mons. Vescovo

* *

angosciato e smarrito il mistero di Dio, espresso nel versetto evangelico: «Due saranno nel campo- uno preso e l'altro lasciato» (Mt. 24-40).
Solo la Fede può alzare il velo che incombe su questa tragedia, ispirandoci ad avvicinare il capo insanguinato di D. Romolo a quello di Gesù crocifisso e coronato di spine.

Sine sanguinis effusione non fìt remissio!

Don Angelo

* *

Caro Don Romolo, chi ti scrive è il tuo piccolo coro al quale tu eri paternamente affezionato.

Tu per noi tutti avevi una parola di speranza; per tutti eri il Parroco, il fratello, l'amico.
Ognuno di noi veniva a bussare alla tua porta e, in qualsiasi momento, tu eri sempre disponibile a tendere la mano e a portare quell'aiuto che noi ti chiedevamo.
Per tutto questo noi ti ringraziamo e, anche se la tua figura umana non sarà più presente tra noi, in noi rimarrà sempre presente il tuo insegnamento e il tuo ricordo.

Per questo anche noi oggi, in così tanto dolore, noi del piccolo coro canteremo e continueremo a cantare quegli inni che a te piacevano tanto.
Arrivederci dunque Don Romolo!

I tuoi amici del coro

* *

Conoscevo D. Romolo quasi da 20 anni... Sapeva bene quello che faceva e quello che voleva, sempre da Ministro di Dio, operoso anche nelle cose del mondo allo scopo di aprire un varco alla fede nella carità...
La Colonia è stato un terreno fertile di apostolato. In tempi così difficili per la Chiesa non si può trascurare l'opportunità di predicare, da laici, un modo di passare le vacanze, serene ed impegnate, con la presenza di un sacerdote...

Nevio Rossetto Direttore della Colonia

Un piccolo Monumento (cippo e semibusto) eretto a Don Romolo nel 1° anniversario della sua morte, per desiderio della Mamma

Per volere dei Parrocchiani fu eretto un piccolo Monumento a Don Romolo:
Il Busto in bronzo è opera dello scultore Romolo Augusto Schiavoni.
Per la circostanza l'amico Tarcisio Vittori ha pubblicato un fascicolo di una ventina di pagine dal titolo:

«DON ROMOLO - UN PRETE UOMO».

Lo scrittore fa nel volumetto «in Memoriam», questa premessa:

Una dimostrazione della Fede operante sulla valorizzazione dell'uomo - suggerita da Giovanni XXIII, perseguita da PaoloVI e Giovanni Paolo I - costituisce oggi, con Giovanni Paolo II, il motivo dominante, predominante, della catechesi ecclesiale.
Don Romolo, nell'arco della sua vita terrena, ha attuato - forse precorso - questo nuovo profondo indirizzo apostolico e ha riversato la sua anima, decisamente estroversa, a «piene mani» e a «tutto cuore» sul «prossimo», senza alcuna distinzione di classi e di censo, da uomo a uomo, con l'afflato carismatico immessogli dallo Spirito Santo il giorno, in cui divenne suo ministro. (10/3/1951).

«Preghiera e Azione» - o se del caso - «azione e preghiera»: ecco, in una frase, il programma della missione terrena di don Romolo Farinelli.
La creazione di una parrocchia, con mezzi finanziari limitatissimi, confidando nella Provvidenza di Dio e nella gente che gli era stata affidata dal Vescovo, rimane, ovviamente, il monumento principe che si staglia nella vita apostolica di don Romolo.

Innumeri sono stati i momenti di questa sua «imprenditoriale» espressività creativa, tutti finalizzati, in modo costante, e cristiano, a lenire le sofferenze, ad apportare serenità negli animi dei singoli e delle famiglie dei «suoi» parrocchiani; di tutti coloro, insomma, che avevano la fortuna di accostarlo.

 

LA MADONNA DELLA STRADA

Su questo particolare argomento che ha segnato l'inizio lo sviluppo e il destino di Don Romolo, riportiamo qualche notizia più particolareggiata.

Già Don Romolo scriveva nel suo Diario in data 10 Settembre 1961:

«Per la chiesa si rende oramai indispensabile l'Altare della Madonna. Ancora non si è pensato al titolo da adottare nella nostra Parrocchia.
Dato il luogo dove sorge la Parrocchia, lungo la strada nazionale di grande transito, dietro suggerimento di S.E. Mons. Vescovo, si decide di venerare il titolo di «Madonna della Strada».

Nella Chiesa del Gesù a Roma esiste una Cappella - Santuario con questo titolo; la cosa piace ai Sacerdoti e poi, quando vengono, ai parrocchiani.
In Chiesa si parla spesso di questo argomento e l'opinione pubblica e la devozione verso la Madonna della Strada si accendono sempre di più».

In data 18 Gennaio 1962, Don Remolo scrive ancora il suo Diario:

«Da parecchio tempo è stato commissionato al Pittore Tarcisio BEDINI di Ostra, insegnante alle Belle Arti di Roma, il quadro della Madonna della Strada con la speranza che sia pronto per la III Domenica di Maggio, giorno della 1a Comunione e festa della «Madonna della Strada».
L'immagine della Madonna è stata copiata dal pittore nella Chiesa del Gesù a Roma, però lo stesso pittore ha dato qualche cosa di suo (moderno) e ha posto nel Quadro la località nostra e la realtà del titolo: "Madonna della Strada"».

Il nuovo titolo è molto piaciuto e con l'andare del tempo sarà sempre più conosciuto.

BENEDIZIONE DEL QUADRO

II 13 Maggio 1962 il Quadro della Madonna viene solennemente intronizzato nell'abside della Chiesa dopo la Benedizione, officiata da Mons. Papalini e dopo una devota e commossa processione attraverso le vie principali della Parrocchia.

Nel 1963 Don Remolo curò un Libricino di 15 pagine dal titolo: «La Madonna della Strada», inserendovi una breve storia del Santuario, varie testimonianze di grazie ricevute, la preghiera degli automobilisti ed altre notizie.

La giornata più festosa e che ebbe allora una risonanza nazionale, fu la Domenica 25 Settembre quando la solenne manifestazione alla Madonna della Strada fu trasmessa in Televisione.

L'immagine della Madonna della Strada incastonata in un artistico tempietto e la storia di questa venerata immagine è stata evidenziata in un articolo di Voce Misena del 15 Novembre 1979:

INAUGURATA L'ULTIMA OPERA POSTUMA DELL'ARCHITETTO MARCELLO DIAMANTINI

L'ottobre scorso, il Ciarnin ha celebrato la Festa della Madonna della Strada, patrona degli automobilisti, nell'anniversario della Parrocchia.

La manifestazione religiosa è stata preparata da un Settenario di Catechesi e varie iniziative pastorali ed è riuscita particolarmente solenne per la partecipazione del Vescovo, di numerose Autorità, di moltissimi autisti che hanno preso parte alla Processione con i loro automezzi, della Banda Cittadina e di tantissimi fedeli.

Una circostanza del tutto eccezionale, la benedizione della Nuova Sede della venerata immagine della Madonna della Strada: è un tempietto - tabernacolo in marmo, eseguito con squisita perfezione e gusto dalla Ditta Paolo di Fano, su disegno del compianto Architetto Marcello Diamantini, deceduto il 21.6.1979 all'età di 80 anni.

Opera veramente ammirevole per le linee classiche dell'edicola che si inserisce e completa degnamente l'abside della chiesa, fa da fondale armonico e razionale al presbiterio e dona alla Chiesa tutta, con i suoi colori, ornamenti un carattere dignitoso di sereno equilibrio e coronamento.

Bellissima opera dell'insigne artista senigalliese; a Lui la nostra diocesi deve gratitudine, stima ed affetto imperituri. Fra i tanti edifìci sacri, restauri e ristrutturazioni di presbiteri, cappelle, ecc. che egli ha progettato con vero senso e, di classico disegno e di aggiornamento dell'Arte Sacra: ricordiamo in particolare: il Seminario, le Chiese di Marotta, Cesano, S. Pio X, Ponte del Rio, Cassiano, i presbiteri di S. Croce e della Madonna della Rosa in Ostra, Duomo di Senigallia, del Piticchio, ecc... .

Bravissimo e benemerito Architetto, per oltre 40 anni dirigente dell'Ufficio Tecnico del Comune di Roma e consulente della Commissione di Arte Sacra della Diocesi di Senigallia, la nostra riconoscente memoria.

A Don Romolo che ha rispolverato e realizzato un progetto tanto caro a Marcello, la nostra gratitudine.

I SACERDOTI SUSSEGUITIVI DOPO DON ROMOLO

Mons. ANGELO MENCUCCI fu incaricato come Vicario Economo della Parrocchia, finchè non fosse eletto un nuovo Parroco (1 Dicembre 1981 - 31 Gennaio 1982).

Il Vescovo poi elesse Parroco (di S. PIO X), Don PIETRO SALLEI (1 Febbraio 1982), sottraendolo alla Parrocchia di Montignano.

La Voce Misena del 18 Febbraio 1982, parla a lungo di questo Sacerdote, ne esalta la lunga e pazienza Pastorale, i 28 anni trascorsi nella sua Parrocchia, a Montignano, la stima e l'affetto dei 101 parocchiani, il grandioso Congresso Eucaristico da lui celebrato nel 1964, le feste solenni per la Madonna del Buon Consiglio, la costruzione di un grande edificio per le opere Parrocchiali; opera da lui realizzata con anni di faticoso lavoro anche manuale e inaugurato poi col nome di «Pastor Angelicus».

Rimanendo Vicario Foraneo e Vicario Economo di Montignano, per diverso tempo ancora, scende al Ciarnin per essere vicino a quella gente laboriosa e desiderosa di avere un Pastore che fosse comprensivo come era Don Romolo, pronto a farsi in quattro per aiutare la povera gente e soprattutto per organizzare le attività Pastorali; ormai che i lavori materiali sono stati ultimati dal suo benemerito predecessore.

Ma il Vescovo comprese che per Don Pietro doveva essere doloroso abbandonare le opere che gli erano sostate tanti anni di durissima fatica e sacrifici; e quindi dopo dieci mesi, a seguito di una pressante lettera di Don Pietro, lo restituì ai suoi Parrocchiani di Montignano, che lo accolsero con grande gioia e affidò la parrocchia del Ciarnin al Padre Redentorista POMPILIO DI MARIA che la resse per due anni (dal 1 Gennaio 1983 al 31 Dicembre 1984).

Padre Pompilio Di Maria era il titolare Parrochus, ma chi curò di fatto nel senso più pieno della parola la parrocchia fu Mons. ERMANNO PALAZZINI con la qualifica di «Vicarius adiutor in omnibus Vices Parodii».

Padre Pompilio Di Maria e Mons. Palazzini rinunziarono all'incarico il 31 Dicembre 1984.

Finalmente il 1 Gennaio 1985 fu eletto Parroco un religioso delle Pontificie Missioni Estere (P.I.M.E.): Padre ENRICO BERETTA, di Milano già Missionario in Cina, ad Hong Kong, per 25 anni.

Il Superiore Generale del PIME lo inviò al Vescovo di Senigallia «per un quadriennio».

Il Vescovo Odo FUSI PECCI, nella Bolla di nomina del 1 Gennaio 1985 (allegato 8), mette in evidenza la necessità di avere un Pastore che sappia assistere l'ingente numero di turisti italiani e stranieri che affollano la Parrocchia nella stagione estiva, e si affida pertanto alla molteplice esperienza pastorale di Padre Enrico, maturata nel diurno ministero già svolto in altre chiese, sia in Italia che all'Estero, per la costante crescita della testimonianza cristiana, per mezzo dell'assidua catechesi dei giovani, e specialmente delle famiglie e della promozione della carità verso i popoli in via di sviluppo e di evangelizzazione».

Nel lungo viaggio da Milano, il nuovo Parroco fu bloccato dalla neve e giunse solo il 15 Gennaio.

Prese possesso della Parrocchia la Domenica successiva, 20 Gennaio.

Intanto però aveva già diviso i compiti: il 19 Gennaio (perché il Parroco avesse più tempo da dedicare all'attività Pastorale) affidò gli incarichi Amministrativi al Consiglio per gli Affari Economici composto da Sig. Otello SANTELLI, Adrio MENGUCCI e Dina ROSSINI.

Alcuni beni sono intestati alla Compagnia del S. Rosario e Assunta (l'antica Confraternita risalente al 1584, che ebbe anche come riporta il Montanari, un Monte Frumentario); sono i tre appartamenti, la gestione del campeggio e della Colonia Marina.

Perciò il SANTELLI fu eletto Governatore della suddetta Confraternita.

Gli altri beni sono intestati alla Parrocchia.

Fu creduto utile conservare queste istituzioni, perché sono fonte di lavoro per molte persone e perché potrebbero cadere in mano di chissà quali gestori che forse non educherebbero i ragazzi come può farlo la Chiesa e i suoi laici più impegnati.

Padre Enrico dedica tutto il suo tempo alla cura delle anime le sue prediche sono molto ascoltate e meditate anche da gente di altre Parrocchie.

Il suo fervore Missionario spira venerazione.

Il 20 Gennaio 1985, mentre si festeggiava la sua presa di possesso della Parrocchia, alcuni ricordarono che in quello stesso ricorreva il XX Anniversario della morte del Vescovo che aveva fondato la Parrocchia stessa, Mons. Umberto RAVETTA.

Padre Enrico è anche un valente giornalista e scrive spesso articoli brevi ma incisivi sulla Voce Misena.

La Parrocchia di PIO X (Ciarnin) appare viva nel pieno della sua attualità; ma le necessità materiali sono prese in considerazione collegandole a quelle spirituali.

Ecco p. es. un articolo sulla pericolosità della strada che passa davanti alla chiesa, per cui i bambini non possono essere mandati al catechismo da soli, ecc.

È intitolato «S.O.S. dal Ciarnin» (4 ott. '86).

Contro il «traffico caotico», p. Enrico invoca la costruzione di un sottopassaggio, magari per il momento servendosi del torrente Morignano; in attesa, almeno un semaforo a richiesta... E conclude con forza: «La gente ha diritto ad avere un approccio facile e sicuro nella propria chiesa; qui, nella casa del Signore, che s'impara la tanto decantata moralità pubblica. Lasciar svuotare le chiese significa riempire le prigioni».

La Voce Mis. del 20.6.'85 aveva esposto un progetto: usare l'edificio ottagonale del Battistero per fare una cappella «per chi, come D. Romolo, è morto sulla strada del Ciarnin».

In questa Cappella Votiva per i Caduti della Strada sarà posto al centro il busto di don Romolo Farinelli, opera dello scultore Romolo Augusto Schiavoni; intorno, a richiesta delle famiglie, le lapidi di tutti coloro che siano dovunque periti sulla strada.

Infatti il 23.6.'85, il vescovo Odo Fusi Pecci ha benedetto questo sacello.

Un giorno questo papa Pio X che sotto la modestia paesana celava pensieri profondi, chiese ci cardinali in udienza:

Che cosa è più importante per la salvezza della società?

Uno di essi rispose: - Molte scuole. - Un altro: - Molte chiese. - Un altro ancora: - Molte vocazioni.

rispose Pio X - Ciò che occorre al giorno d'oggi sono molti laici virtuosi, illuminati, risoluti e veramente apostoli»

E di questi laici nella parrocchia di S. Pio X, ce ne sono.

Enrico ha anche altri doni: è buon musicista e sa istruire i gruppi corali; sa coltivare i fiori intonando composizioni artistiche e spettacolari.

Purtroppo il suo cuore non gli permette grandi fatiche e allora ha avuto una buona ispirazione dal cielo: richiedere al suo Istituto un collaborare di cui conosceva le grandi capacità: padre Giulio Brugnetti.

Questo sacerdote intrepido missionario in Cina per cinque anni, ma all'arrivo di Mao, nel 1948, incontrò molte difficoltà e infine subì un pesante «processo popolare e un quasi-martirio».

Tenne alta la dignità della fede, rispondendo: «La verità è una sola, e io l'ho detta».

Nel '52 fu espulso e uscì dalla Cina con un rimpianto che ancora lo addolora.

Adesso è al Ciarnin, infaticabile, capace di lavorare anche in pesanti fatiche manuali, se la casa parrocchiale ne ha necessità, ma anche pronto in ogni momento a confessare, a predicare, a fare riunioni e a recarsi nei vari paesi della diocesi per infervorare gli animi colla sua parola veritiera.

La sua figura di intrepido confessore della Fede imprime negli animi la più grande fiducia nei suoi insegnamenti.

Non è da meravigliarsi se il suo più grande persecutore, quello che al processo popolare gli diceva: «Questa volta la tua "Malìa" (Maria) non ti salverà» - finì invece per convertirsi e gli mandò questo messaggio:

Dite al Padre che io sono cambiato, perché ho saputo che lui mi ha perdonato... Ditegli che credo e che ho il Battesimo di desiderio».

Poco dopo quell'uomo già molto malato morì convertito.

Queste sono per un missionario gioie inestimabili.

Oltre alle funzioni liturgiche questi solerti padri prendono varie iniziative per riunire i parrocchiani nella solidarietà cristiana e nel buon accordo reciproco.

P. Giulio dice che i fedeli fraternizzano specialmente in certe occasioni che danno un'emozione collettiva e fanno sentire veramente fratelli.

Per esempio, nelle funzioni per i morti che rendono tutti partecipi alla commozione e del dolore altrui; nelle recite dei bambini, quando gli spettatori si sentono pieni di entusiasmo e di affetto verso quei piccoli graziosi innocenti che fanno tanta tenerezza; e infine quando tutti si radunano in un pranzo della Comunità, dove la simpatia conviviale favorisce la conoscenza, la stima reciproca e la benevolenza.

Il 30 giugno 1987, P. Enrico Berretta ha dato le dimissioni da Parroco di S. Pio X, perché trasferito dai suoi Superiori altrove.

L'11 gennaio 1988 è deceduto, dopo una lenta agonia.

Don GianCarlo CICETTI
Don Alfredo PASQUALI

 

SERIE DEI PARROCI ED ECONOMI SPIRITUALI DI S. PIO X Ciarnin
  • 1.5.1969 - FARINELLI don Remolo muore per incidente stradale il 30 novembre 1981
  • 1 dicembre 1981 - 31 gennaio 1982 Economo spirituale D. Angelo MENCUCCI
  • 1.2.1982 - SALLEI don Pietro prende possesso il 20.2.1982 rinuncia il 31 dicembre 1982
  • 1.1.1983 - Padre POMPILIO Maria 31.12.1984
  • 1.1.1985 - Padre Enrico BERETTA prende possesso il 20.1.1985 è trasferito a Roma l'I luglio 1987
  • 1.7.1987- Padre Danilo BISSACCO - Vicario Economo smette il 3 ottobre 1987
  • 12.10.1987- Padre Giulio BRUGNETTI eletto parroco civilmente entra in servizio il 12 ottobre 1987 (1988 vive)
  • 05.1987 - CICETTI don Giancarlo - canonicamente eletto: piglia possesso il 3 ottobre 1987 (1988 vive)
  • 19.09.1999 - PASQUALI don Alfredo - canonicamente eletto prende possesso il 19.09.1999
CHIESA DETTA DELLA GABRIELLA

«LA GABRIELLA»

La Gabriella! Che cosa significa questa denominazione che ricorre sovente nei discorsi dei senigalliesi, ed è una parola che ha in sé tanta graziosita e tanta leggerezza?

È un nome di donna, è una località, un paese, una Chiesa?

È davvero tutte queste cose insieme, un nome femminile, una zona delle nostre ubertose campagne, un gruppettino di case, una Chiesa.

Vediamo allora di accendere una lampada, e di illuminare le tenebre del passato, per veder d'indagare come è nata questa denominazione in questa località, e come e perché fu fatta ed esiste questa Chiesa.

Fino all'epoca del terremoto (1930) c'era sul campanile insieme con la croce, una banderuola metallica, la quale recava intagliate le lettere M L B (Marchese Ludovico Baviera).

Questo è già un riferimento che acuendo la curiosità del riguardante, poteva dare alla ricerca un primo indirizzo.

La spiegazione succinta, ma completa, l'offre l'Archivio di una delle più antiche Famiglie di Senigallia, quella di Baviera.

In una Genealogia e Cronaca della medesima, manoscritto del 1700, si legge appunto: «II March.se Ludovico... errigette una Nobile e nuova Chiesa in certa sua Terra nella Villa del Morignano di Sinigallia, sotto il titolo di M.V. SS.ma e di S. Nicola da Tolentino, con il Quadro dipinto da Giovanni Bolanni di Veneta Habit.e in Pesare, provvedendo al Sacerdote di mezza Soma di Grano, alla detta Chiesa di Tré Messe, e Tré Libre di Cera, etc».

Più sotto, la Cronaca riporta: «La Signora Giovanna Gentile Girolama figlia del Sig. Gabriele de Gabrielli di Gubbio, Nobile di Sinigallia, fu Moglie di d.o Marchese Ludovico Baviera...».

Ecco dunque aperto lo scrigno dei segreti intorno alla nostra «Gabriella»; chi la eresse per dotarci dell'assistenza religiosa i coloni di quella zona, e il simpatico nome donato alla Chiesa in rievocazione della diletta e virtuosa Consorte cui il vedovo marito lasciò anche un'iscrizione «in Mestitiae et Amoris Argumentum».

A.Baviera (da «II Marchese Dr. A. Baviera» a cura di D. Angelo Mencuccì; Tip. March., 1977)

Questa Chiesa è posta sul colle in faccia al mare per la strada che da Sinigaglia conduce per la via di mezzo a Montignano, sotto la Parrocchia del Portone, detta comunemente la Gabriella, e sotto l'invocazione di San Nicola da Tolentino, di ragione di Casa Baviera ed Augusti.

Essa è un solo Altare senza alcun obbligo di Messe; alla sola Festa di San Nicola, li 10 settembre, si fa officio di Messe dieci, o più o meno, per divozione dei suddetti Patroni.

Le Feste, poi, tutti i contadini vi fanno celebrare la Messa per mezzo di un Cappellano amovibile, loro commodo coll'emolumento delle questue.

(Visite Castelli, Tomo A, pag. 82 ed altre Visite).

Gabriele Gabrielli fece edificare la suddetta Chiesa in una sua possione sotto detto titolo di San Nicola Da Tolentino, sebbene, per modo di provvisione, nell'Altare vi pose l'Immagine della Beata Vergine Madre col Bambino e Sant'Anna, ma non la dotò; bensì Innocenza Maria Leonardelli, vedova di detto Gabrielli, come Madre e Tutrice di communi figli, in séguito di Rescritto dei 11 giugno 1682 e consenso del Parroco del Portone, in detto giorno fece l'obbligo di mantenere detta Chiesa e sue suppellettili e quant'altro occorresse per la Santa Messa.

(Protocollo 1682, Pagina 104).

Casa Baviera vi ha il peso di tré Sante Messe: una, nel giorno della Madonna della Neve, se non di domenica o infra l'ottava; altra, li 25 agosto, giorno di San Ludovico Rè di Francia; e la terza, li settembre, festa di San Nicola da Tolentino, con portare in questo giorno tre Libre di cera e pagare Messe «tre Paoli l'una», a rògito Mostarda 6 decembre 1740.